racconti

La città era pervasa da uno stato d’attesa. Lo vedevo nella gente che incrociavo per strada, nei cinema, al bar, nei vicini di casa, lo vedevo in rete. Tutto stava cambiando. In un tempo brave, brevissimo. Avrei potuto scriverci la tesi di laurea: lo stato emotivo della massa in attesa.

Nel mio caso l'effetto deterrente non funzionava molto bene. Era una notte che diventava mattina e fissavo con ostinazione i piccoli crateri bruciati sulle mie mani. Ero arrivato alla mani. Nella penombra sembrava una fantasia a pois.

Non si era mai sentito così solo come quando, tornando alla coscienza, aveva scoperto di non ricevere più alcun tipo di input dal proprio corpo. Prima c'era stato il panico ma se non puoi tremare, piangere, gridare, se non senti dolore, non sudi, se non avverti il battito cardiaco. Il terrore finisce col girare a vuoto in cerchi concentrici.