Il nome è libertà – un incontro con la Zona

Più che una presentazione è stato un talk, in cui mi sono confrontata con Nicoletta Vallorani dal vivo (dopo un bellissimo scambio telematico organizzato dalla Zona e pubblicato su Stay Nerd – LINK) su scrittura, fantascienza, questione femminile e, non da ultimo, libertà.

L’incontro era in Piazza Verdi a Bologna, all’aperto, in una bella serata d’estate graziata da un venticello molto piacevole e dagli immancabili cori di laurea che mi facevano sorridere nel mezzo di discorsi semiseri.

Sempre ovviamente insoddisfatta e lievemente paranoica riguardo la mia “performance”, è stato meraviglioso sentir parlare Nicoletta.

Ancora una volta: solo gratitudine per le belle persone con cui ho il privilegio di collaborare :):)

Il tema

U. K. Le Guin una volta ha detto che, per chiunque scriva, non esiste che una (splendida) ricompensa, e non è il profitto, ma la libertà. Nell’immaginario distopico e nella scrittura di fantascienza, l’orizzonte invisibile delle donne – come scrittrici, personagge, traduttrici, editor e agenti attivi di vario genere – ha significato anche un piccolo margine di libertà, che in anni recenti ha prodotto sguardi inediti sul mondo che sarà. Le donne protagoniste di questo difficile quanto controverso genere letterario si muovono in ambiti diversificati ed esercitano questa resistenza, un tempo silenziosa e ora più esplicita, con l’estro pacifico e ostinato che le contraddistingue.

 

Il discorso di Ursula Le Guinn per il premio National Book Award (fonte: Fantascienza.com)

 

«A chi mi ha dato questo bellissimo premio, grazie. Dal cuore. Alla mia famiglia, ai miei agenti, ai miei editor dico: sappiate che se sono qui è anche merito vostro, e questo premio è tanto vostro quanto mio. E mi piace l’idea di accettarlo e condividerlo con tutti quegli scrittori che sono stati esclusi dalla letteratura così a lungo, i miei colleghi autori di fantasy e fantascienza, scrittori dell’immaginazione, che per cinquant’anni hanno visto questi bei premi andare ai cosiddetti “realisti”.

Sono in arrivo tempi duri, e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall’ossessione tecnologica, altri modi di essere, e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande.

Oggi abbiamo bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra la produzione di una merce e la pratica dell’arte. Sviluppare materiale scritto per venire incontro a strategie di vendita con lo scopo di massimizzare il profitto di una società e la resa pubblicitaria non è la stessa cosa rispetto a scrivere e pubblicare libri in modo responsabile.

Io vedo il reparto vendita prendere il controllo su quello editoriale. Vedo i miei stessi editori, stupidamente nel panico dell’ignoranza e dell’ingordigia, chiedere alle biblioteche pubbliche sei o sette volte il prezzo praticato ai clienti normali per un ebook. Abbiamo appena visto un profittatore cercare di punire un editore per la sua disobbedienza, e gli scrittori minacciati da una fatwa corporativa. E vedo molti di noi, coloro che producono, che scrivono i libri e fanno i libri, accettare tutto questo. Lasciando che i profittatori commerciali ci vendano come deodoranti, e ci dicano cosa pubblicare e cosa scrivere.

I libri non sono merce. Gli scopi del mercato sono spesso in conflitto con gli scopi dell’arte. Viviamo nel capitalismo, e il suo potere sembra assoluto… ma attenzione, lo sembrava anche il diritto divino dei re. Gli esseri umani possono resistere e sfidare ogni potere umano. La resistenza spesso comincia con l’arte, e ancora più spesso con la nostra arte, l’arte delle parole.

Ho avuto una lunga carriera come scrittrice, una buona carriera e con una buona compagnia. Ora, alla fine di questa carriera, non voglio vedere la letteratura americana essere svenduta. Noi che viviamo di scrittura e di editoria vogliamo e dobbiamo chiedere la nostra parte della torta. Ma il nome di questo riconoscimento non è profitto. È libertà.»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi